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Olio e sostenibilità: la nostra intervista al proprietario dell’Antico Frantoio Barbiero



Città dell'Olio: Piana di Monte Verna

Istituto: "Aulo Attilio Caiatino"

Classi / Sezioni: II A

Referente / Insegnante: D'Agostino Antonella/Rispoli Maria Cristina

La mia Intervista

Titolo dell'Intervista:

Olio e sostenibilità: la nostra intervista al proprietario dell'Antico Frantoio Barbiero

Testo dell'intervista

“Gentilissimo Signor Mastroianni, grazie per rilasciarci una piccola intervista. Le siamo grati per la sua disponibilità. Innanzitutto, può raccontarci brevemente la storia della sua azienda? È a conduzione familiare?”
“La nostra azienda, il Frantoio Barbiero, è nata nel 1903 ed è passata di generazione in generazione. Come vedete, esiste da più di 100 anni e, ancora oggi, fortunatamente, siamo in grado di mantenere viva la nostra tradizione, riuscendo anche a coniugarla con l’innovazione e la tecnologia”.
“Quali sono i prodotti del suo Frantoio?”
“Nel nostro Frantoio produciamo olio di diverse tipologie cercando di valorizzare sempre il nostro territorio, a partire dalla coltivazione di varietà autoctone come l’oliva Caiazzana e la Corniola. A parte queste due varietà, produciamo anche diverse varietà non originarie del territorio”.
“Quali sono i fattori che assicurano un buon raccolto di olive? Come riconoscere un buon olio extravergine?”
“I fattori sono molteplici: innanzitutto il clima della zona in cui si coltiva, è necessario poi che il terreno sia sempre pulito e, cosa fondamentale, bisogna saper trattare bene l’albero di ulivo. L’oliveto, infatti, deve essere in una zona arieggiata perché l’umidità e la siccità possono portare ad avere una cattiva raccolta.
Per rispondere alla seconda domanda, dobbiamo sapere che un olio di qualità si riconosce dal sapore e dall’odore: per quanto riguarda l’odore, l’olio deve avere un buon sapore fresco; il suo sapore, invece, inizialmente, è amaro e piccante, diciamo che punge sulla lingua”.
“L’olio extravergine su quale cibo si può assaggiare per sapere se è di ottima qualità?”
“Andrebbe assaggiato da solo, senza altri cibi. Al massimo si può assaggiare sul pane, ma non su altri cibi perché il sapore di quest’ultimi tendono poi ad accavallarsi con il sapore dell’olio”.
“Come possiamo valorizzare il profilo nutrizionale-salutistico dell’olio extravergine?”
“È importante trasformare le olive in olio in frantoio rispettando le caratteristiche dell’olio: non bisogna lavorarlo ad alte temperature né in un luogo a contatto con l’ossigeno”.

“La crisi economica causata dal Covid-19 ha avuto delle ricadute anche sul settore olivicolo-oleario italiano?”
“Sì, ha avuto delle forti ripercussioni. Le persone, purtroppo, sottovalutano l’importanza dell’olio per la salute e, in conseguenza dei prezzi aumentati anche a causa della pandemia, tendono a comprare oli di bassa qualità nei supermercati”.

“Passiamo ora a parlare dell’olio sostenibile. Come prima cosa, può dirci quali sono le differenze organolettiche tra un olio classico e quello sostenibile?”
“Non ci sono grandi differenze. Le differenze principali sono nei polifenoli e nel sapore, quello dell’olio sostenibile è più pungente, di poco più forte”.

“Che cosa vuol dire produrre olio extravergine in modo sostenibile?”
“Vuol dire rispettare l’ambiente: durante il processo di coltivazione e di produzione è fondamentale che non ci siano sprechi di prodotti. Coltivare in modo sostenibile significa ridurre al minimo lo spreco di risorse idriche, evitare di apportare modifiche irreversibili al terreno. Inoltre, è importante non fertilizzare chimicamente il terreno e trattare le olive in modo biologico e naturale”.

“A proposito di rispetto dell’ambiente, può dirci come possiamo smaltire correttamente un olio non buono?”
“Come prima cosa, bisogna evitare di buttarlo nel lavandino perché è altamente inquinante per i mari, i fiumi e le falde acquifere. Può e deve essere raccolto in casa in un contenitore e portato alla piattaforma ecologica più vicina”.

“Ritornando all’olio sostenibile, quali sono i vantaggi di produrre un olio sostenibile?”
“Come ho già detto, produrre olio sostenibile significa privilegiare i processi naturali, cercando di non intaccare l’extravergine che ricaviamo dalla raccolta con prodotti chimici”.

“Quali sono le fasi per produrre un olio extravergine sostenibile?”
“È importante non sfruttare troppo il terreno, bisogna trattarlo evitando lavorazioni inutili. È necessario evitare di irrigare spesso gli alberi di ulivo e bisogna anche utilizzare poco strumenti meccanici durante la raccolta. Consiglio, laddove possibile, raccogliere le olive con le mani”.
“L’olio sostenibile può migliorare anche l’alimentazione? In che modo?”
“Non ci sono grosse differenze nutrizionali, ma rappresenta oggi la scelta migliore perché la sostenibilità è l’obiettivo che dovremmo raggiungere nel terzo Millennio: attraverso lo sviluppo di pratiche sostenibili le risorse vengono utilizzate in modo più razionale, si riducono gli sprechi e quindi i costi”.
“L’olio sostenibile può essere un prodotto su cui l’Italia può puntare per un migliore sviluppo economico?”
“L’Italia deve assolutamente puntare sull’olio sostenibile perché produrre olio sostenibile può portare inizialmente alle aziende una spesa, ma poi sarà riassorbita perché la produzione con il tempo costerà di meno. Quindi sì, l’olio sostenibile deve essere un prodotto su cui l’Italia deve puntare nel futuro immediato, ma, attenzione, non solo l’Italia, anche altre parti del Mondo”.
“Esistono aiuti da parte dello Stato per chi produce olio sostenibile?”
“Pochi, anche perché sia in Italia che in Europa sono pochi i produttori di olio sostenibile. Vi faccio un esempio: in Spagna, negli ultimi anni, si irrigano sempre di più le piante di ulivo e questo succede solo per avere un incremento maggiore della produzione”.
“In conclusione, secondo Lei, il futuro dell’olio d’oliva italiano sarà davvero sostenibile?”
“Non sarà una cosa facile perché nel nostro territorio siamo già abituati a trattare e a coltivare le olive in modo sostenibile, invece, altrove, come in Puglia e in Toscana, si fa una coltivazione intensiva e hanno delle tecniche diverse”.