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“Il nostro olio, il nostro territorio” Intervista a Andrea Veronelli e Ilona Cavazza



Città dell'Olio: San Felice del Benaco (BS)

Istituto: IC Valtenesi

Classi / Sezioni: 1G

Referente / Insegnante: Rosaria Musmeci

La mia Intervista

Titolo dell'Intervista:

"Il nostro olio, il nostro territorio" Intervista a Andrea Veronelli e Ilona Cavazza

Testo dell'intervista

La nostra intervista è nata grazie alla una proposta della nostra professoressa di scienze, che ci ha iscritti al concorso “Bimboil Junior”. Così ci siamo recati presso l’azienda agricola Borghese-Cavazza, pieni di curiosità e di domande sviluppate durante gli approfondimenti in classe e la visita al frantoio della cooperativa “La Verità”, dove abbiamo osservato le fasi di lavorazione dell’olio. Ad attenderci, Ilona e Andrea, che ci hanno accolto benissimo e hanno risposto a tutte le nostre domande (che sono state molte di più di quelle riportate!).
Noi conosciamo già quali sono le varietà (cultivar) di ulivi presenti sul territorio del Garda. Quali sono le varietà presenti nei vostri campi? Qual è l’età media dei vostri ulivi? E l’età dei più vecchi?
Casaliva, Leccino e Frantoio sono presenti in maggior quantità ma abbiamo anche Pendolino e Gargnano. Gli alberi più vecchi potrebbero avere circa 250 anni, i più giovani intorno ai 7-8 anni in media hanno più di 80 anni.
Quali sono i maggiori problemi della coltivazione dell’ulivo nel nostro territorio?
Negli ultimi anni i problemi derivano soprattutto dal clima, soprattutto per la mancanza di costanza. Per fare un esempio, attualmente è in corso una forte siccità (non piove da 3 mesi), fatto del tutto anomalo in inverno nel nostro territorio.
Per quanto riguarda le malattie dell’olivo, qual è quella più grave?
Una volta si parlava solo della mosca olearia (alla quale si è aggiunta da qualche tempo anche la cimice orientale), che colpisce il frutto e quindi fa un danno stagionale. Un problema nuovo che si è affacciato negli ultimi due anni è la presenza dalla Euzophera bigella, una falena che si impupa nei rami e fa un danno importante alla pianta. Il patogeno che secondo me fa più danno è il batterio del genere Pseudomonas, che causa la rogna, malattia si manifesta con dei rigonfiamenti scuri, duri e legnosi che deprimono l’attività vegetativa della pianta fino a pro-vocare il disseccamento dei rami.
Dal mio punto di vista, mosca olearia e cimice producono un danno più limitato, stagionale. Considero molto più dannosi i parassiti che provocano un deperimento della pianta. A me in-teressa la pianta, prendermene cura senza pensare al frutto, che considero un “effetto collate-rale”: se la pianta sta bene, è ovvio che darà dei frutti. Se mi occupo solo dei frutti, è come se usassi una persona solo per il suo lavoro, sfruttandola, senza preoccuparmi del suo stato di sa-lute.
Cosa fate per combattere questi problemi? Usate metodi tradizionali o biologici?
Noi ci sforziamo di utilizzare quanto più possibile metodi biologici. Per combattere le malat-tie di cui abbiamo appena parlato utilizziamo solo prodotti naturali come il caolino e la pro-poli. Il caolino, in particolare, da parecchi vantaggi: rende le foglie bianche proteggendole dalle scottature, non occlude gli stomi ed è un dissuasore della mosca olearia. Non utilizzia-mo il rame dallo scorso anno. La nostra filosofia è mantenere l’ambiente sano, per noi e per tutti quelli che vivono qui.
Usate metodi sostenibili per la coltivazione degli ulivi? Se sì, quali?
Cosa significa sostenibile? Imbarazzo generale… vengono date una serie di risposte non pro-prio esaurienti. Per farvi capire facciamo un esempio: voi, per quanto tempo riuscite a soste-nere il peso della vostra cartella sulle spalle?
Dipende…
La parola sostenibile significa appunto quanto la natura riesce a sostenere l’azione dell’uomo. Quello che stiamo cercando di fare è di essere sostenibili in tutto, il più possibile. Certo, usiamo mezzi agricoli, carburante, facciamo rumore per 8-9 ore al giorno nell’uliveto. Nono-stante ciò, cerchiamo di non dare alla natura un carico eccessivo da sopportare, cerchiamo di usare le risorse nella giusta quantità, tra cui anche l’acqua.
Noi in classe abbiamo lavorato sull’acqua, sul suo consumo nella vita di tutti i giorni e nelle attività produttive. La coltivazione di queste piante richiede molta acqua?
Noi non irrighiamo. L’unica acqua che utilizziamo è quella per i trattamenti con l’atomizzatore. Usiamo l’acqua del lago, circa 50.000 all’anno su una superficie di 15 ettari, quindi sarebbero poco più di 3000 litri per ettaro.
Quanto dura la procedura di raccolta delle olive e di produzione dell’olio? È possibile velocizzarla?
Per fare la raccolta da circa 2500 piante, in otto persone e utilizzando trattori con scuotitori e abbacchiatori impieghiamo quasi 30 giorni. Non riusciamo a velocizzare ulteriormente il pro-cesso.
Quante olive servono per fare un chilo d’olio?
Dipende dall’annata. Si va dagli 8-10 kg/quintale di olive ai 15 kg/quintale. In media 12 kg per quintale di olive.
In quali anni avete raccolto più olive?
L’annata migliore è stata quella del 2020, quando il frantoio della nostra cooperativa ha rac-colto 13 tonnellate di olive, seguita dal 2018 con 12 tonnellate, mentre in media se ne raccol-gono 9. L’anno scorso, purtroppo, non abbiamo raccolto nulla.
Ma l’olivo non è una pianta che produce un anno tanto e un anno poco?
Tutte le piante da frutto producono tanto un anno e meno l’anno dopo perché, quando produ-cono, le piante vanno in stress e hanno bisogno di un tempo di recupero. In questi ultimi anni, però, questa caratteristica si è accentuata in modo estremo: si passa da annate con raccolto molto abbondante ad annate in cui non si raccoglie nulla. È un cambiamento che si sta cer-cando di capire. Stiamo cercando di ridurre lo stress della pianta nutrendola e curandola ade-guatamente, ma lo stress maggiore lo produce il clima. Se fa troppo caldo o troppo freddo la pianta sospende il suo ciclo produttivo, rallenta la produzione di sostanze nutritive e si impo-verisce. Questi aspetti non possiamo gestirli, dipendono dalla natura, dobbiamo solo imparare ad osservare e avere pazienza. Le piante sono come gli esseri umani, l’unica cosa positiva per noi agricoltori è che non si muovono, corrergli dietro sarebbe veramente impegnativo!
Quanto è importante per voi la cura del territorio e la bellezza del paesaggio?
Per noi è fondamentale riuscire a coniugare l’essere agricoltori – e quindi ottenere dei buoni raccolti – con la bellezza del paesaggio. Faccio un esempio: in alcuni Paesi, come la Spagna, si sta diffondendo una nuova tendenza, quella di creare uliveti che sembrano dei vigneti, con filari di ulivi giovani che vengono coltivati per circa vent’anni e poi sradicati per fare posto a un nuovo impianto. In questo caso, ci si occupa solo della produttività, non del territorio. Io qui, invece, posso fare l’agricoltore, prendermi cura delle piante che, oltre a dare dei frutti, sono parte integrante del nostro paesaggio, lo caratterizzano e lo rendono più bello; ricordate che bisogna sempre dare, non solo ricevere – quando siamo arrivati, Andrea stava potando gli alberi con molta cura dando loro la forma a “vaso policonico”, come ci ha raccontato lui stesso.
È faticoso questo lavoro di conservazione del paesaggio?
Certo! È un impegno, e anche una responsabilità.
Avete mai pensato di portare qualche altro tipo di ulivo in Lombardia?
Il moraiolo, cultivar che fa parte del disciplinare di produzione del Garda DOP, è una pianta presente prevalentemente in Toscana, ne abbiamo pochi esemplari, però ci sono; anche il Maurino è toscano. Noi qui abbiamo un uliveto, che dopo vi faremo vedere, con tutte le culti-var della Lombardia, frutto di una collaborazione con l’università di Milano e che teniamo a scopo di studio. Dal punto di vista produttivo, abbiamo già tante piante di cui occuparci e non pensiamo di impiantarne altre per adesso.
Il nostro territorio ha una forte vocazione turistica. È difficile coniugare la coltivazione con il turismo?
Per come coltiviamo noi, no, perché non danneggiamo l’ambiente, non usiamo prodotti chi-mici, è tutto molto naturale. Non andiamo ad impattare sui turisti soprattutto per il nostro tipo di colture: l’ulivo crea anche bellezza con il suo colore e il suo portamento; per il turista è un piacere soggiornare nel nostro territorio.
Infatti, anche secondo noi.
Che differenze ci sono tra i vari cultivar?
Se guardiamo la chioma, ad esempio, le differenze ci sono ma si rendono poco evidenti a cau-sa della potatura. Una Casaliva non potata, ad esempio, tende a formare un cespuglio disordi-nato, un leccino ha un aspetto più elegante e equilibrato.
Beh, ci permettiamo di dire che, ad un occhio non allenato come il suo è proprio difficile co-gliere queste differenze…
Le differenze non ci sono perché le piante sono potate, se vedete le piante al naturale le diffe-renze ci sono.
Collaborate con altri enti del territorio (Università, Orti Botanici….)?
Sì, collaboriamo con l’Università di Milano. È in corso un progetto da circa vent’anni, duran-te i quali sono stati piantumati cultivar diversi (ci sono più di 50 varietà, principalmente del Nord Italia). Lo scopo è studiare le differenze tra i vari cultivar, quali sono più resistenti, se reagiscono in modo differente rispetto a una patologia, a un fungo, a un insetto. La ricerca prende in esame anche la produttività e viene condotta anche a livello genetico.

Il tempo a nostra disposizione è finito, abbiamo fatte tante domande, abbiamo imparato tante cose. Fra tutte, la più preziosa ci sembra la passione con cui i nostri interlocutori si prendo-no “cura” (parola spesso ripetuta durante l’intervista) della loro terra e delle loro piante, e che si evince chiaramente dalla risposta a un’ultima domanda ad Andrea:
Le piace il suo lavoro?
Io ve lo dico col cuore…Voi avete uno scopo nella vita: scegliere quale è la vostra passione. Quando l’avreste scoperta, vi dedicherete a questa passione con tutto l’entusiasmo quotidiano che è necessario. Quindi non andrete a lavorare, andrete a divertirvi!
La risposta alla domanda? Certamente è sì!
Questa esperienza ci ha insegnato quanto gli ulivi siano importanti per il nostro territorio. Ci siamo divertiti e abbiamo imparato a considerarli e rispettarli di più.

Video

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